lunedì 7 dicembre 2020

Linee guida per le attività digitali in modalità remota (ed.1/2021)

Lavoro remoto, smart working, webinar, seminari online, riunioni virtuali, ma anche consulenze, consulti tecnici, trattative con il potenziale cliente, presentazioni personali o di funzionalità hardware/software, arbitrati e conciliazioni, ecc... hanno un comune denominatore, ovvero l'utilizzo di tecnologie telematiche,  di software ed hardware specifici e predisposti allo scopo. Il risultato atteso è in ogni caso basato sulla necessità di poter condividere dati digitali (immagini, documenti, video, audio, files, ecc...) ed in alcuni casi, permettere interattività comunicativa fra due o più individui. Con l'avvento delle necessità correlate alla modalità di svolgimento di compiti in modalità telematica, sono emerse una serie di problematiche (tecniche e gestionali), dovute principalmente ad una sottostima della complessità necessaria a portare a termine, professionalmente e con profitto, le operazioni sottostanti gli eventi elencati in introduzione

Pur non rappresentando una novità, è sempre opportuno elencare un elenco di soluzioni, suggerimenti, consigli e linee guida per predisporre ciò che può essere definita una base tecnico-organizzativa professionale ed adeguata, adattando il tutto a seconda che l'evento sia organizzato per scopi professionali, formativi, lavorativi di marketing o puramente per svago.

1) inventario degli strumenti:

  • laptop, netbook, tablet, PC
  • webcam
  • microfono
  • auricolari, cuffie plug-in
  • software video

2) stilare delle linee guida di riferimento che descrivano:

  • come i collaboratori ed il personale dovranno operare da remoto, 
  • come presenziare le riunioni 
    • entrata, 
    • uscita, 
    • partecipazione, 
    • puntualità, 
    • abbigliamento, 
    • comportamenti nel rispetto degli altri, 
    • ruolo e compiti del moderatore
  • potenziali circostanze e problematiche tecniche quali: 
    • come e quando attivare il video
    • come utilizzare il microfono e gli altoparlanti del computer, 
    • come regolare i volumi audio (altoparlanti e microfono)
    • le cuffie wireless possono avere problemi di durata della batteria, 
    • come ridurre il rimbombo dell’audio. 
  • sanzioni e provvedimenti in caso di inosservanza dei regolamenti 
  • modalità di fruizione del supporto tecnico on-demand durante lo svolgimento degli eventi

Fondamentale assicurarsi la tecnologia più performante disponibile, per prendere parte a web meeting con colleghi e clienti. Non si apparirà molto professionali senza cuffie, o se queste smettono di funzionare nel bel mezzo di una video call.

3) Verifica della connessione internet o "Larghezza di banda della rete Internet". Il parametro contrattuale da cosiderare è la BMG (o in inglese Minimum Cell rate – MCR) ovvvero la banda minima garantita. E' definita come la velocità minima che il provider di connessione ad Internet (ISP) deve contrattualmente garantire al cliente, anche in caso di congestione della rete e rappresenta la priorità di passaggio dei pacchetti IP in entrata ed in uscita verso la rete Internet. Una BMG adeguata a garantire un sufficiente collegamento audio/video tramite ADSL è al minimo 1Mb in download /500Kb in upload.

Per attività che richiedono frequenti scambi di files (quali immagini o filmati) è opportuno considerare l'adozione di collegamenti FTTC/FTTH (Fibra ottica), in modo che risulti sufficiente a soddisfare l’utilizzo che deriverà dalle operazioni da compiere, tenendo in considerazione che, se il collegamento utilizzato è condiviso con altri collaboratori (es. in studio professionale), ciò influirà sulle prestazioni.

4) configurazione professionale di un "ufficio domestico". Considerare i seguenti aspetti:

  • luogo dedicato allo scopo (es. no divano, salotto o cucina di casa), aderente alle raccomandazioni e normative di sicurezza dei luoghi di lavoro
  • illuminazione naturale o artificiale (led)
  • fonti di luce sempre dietro la webcam che illuminino il viso
  • inquadratura (il viso al centro)
  • privacy sull’area di lavoro
  • pannelli anecoici e fonoassorbenti
  • sfondo personalizzato consono all'evento (anche chroma key per sfondi virtuali)
  • abbigliamento allineato all'importanza dell'evento e cura della persona
5) adottare un software di comunicazione/condivisione
  • per webinar, seminari formativi, corsi, presentazioni, riunioni:
    • adottare soluzioni che evitino ai partecipanti l'installazione di app, moduli aggiuntivi, programmi, plug-in, ecc...
    • adottare soluzioni che non vincolino gli utenti/partecipanti all'uso di specifici browsers o specifici sistemi operativi.
  • per lavoro remoto o smart-working
    • adottare lo ostrumento giudicato più adatto alla propria organizzazione previa valutazione e test pratico sul campo
In ogni caso l'applicativo deve poter garantire:
  • come requisito minimo:
    • partecipazione audio/video
    • condivisione schermo 
    • upload/download di files condivisi
    • note condivise
  • come requisiti aggiuntivi
    • moderazione dei partecipanti
    • gestione di diagrammi e planning tasks ed attività
    • gestione calendario meetings, riunioni, attività pianificate (e relativi alerts e messaggistica configurabile)
    • gestione attività del team di lavoro

6) costruire i processi che il team dovrà seguire 

Necessario disporre di un software di gestione nativamente progettato per il lavoro da remoto e per la gestione di gruppi di lavoro organizzati con pianififazione dei task e dei tempi assegnati.

7) valutare l'adozione di piani formativi continui e periodici per l'uso degli strumenti (organizzazione interna l'attività professionale)) e pianificare gli interventi formativi periodici (possibilmente con previsione di verifiche dell'apprendimento) suddivisi per argomenti, quali ad esempio:

  • privacy
  • cyber security
  • sicurezza sul luogo del lavoro
  • uso degli strumenti digitali hardware e software
  • comunicazione, connessione ed organizzazione
  • ... 

***

Le precedenti linee guida sono costantemente in corso di aggiornamento, confronto, discussione, ampliamento, revisione, modifica, adattamento alle evoluzioni tecnologiche. Per contribuire, commentare, suggerire, migliorare... è disponibile in calce l'area "Commenti" o per gli associati ANIP nel gruppo di discussione ANIP Albo Nazionale Informatici Professionisti

Grazie per l'attenzione. 

Giovanni Grandesso

mercoledì 2 dicembre 2020

Lettura forense di una EPROM

Accade, in ragione della propria specializzazione come informatico forense e criminalista digitale, di avere la necessità di estrarre i contenuti digitali da supporti di memoria la cui produzione è terminata prima degli anni '90. 

Stiamo parlando di chip di memoria EPROM riscrivibili, previa cancellazione con l'esposizione alla luce ultravioletta. Il chip, per permettere la cancellazione con l'esposizione alla luce, è dotato di una finestrella in quarzo trasparente, attraverso la quale è possibile intravedere il chip di silicio con i suoi collegamenti verso i pin esterni. Questo tipo di Eprom, con l'evoluzione tecnologica, è stato successivamente sostituito dalle EEprom, cancellabili elettricamente. 

Come accennato in introduzione, si ha la necessità di estrarre il contenuto, ovvero il firmware, di un apparecchiatura elettronica dedicata, con un approccio "forense". Occorre infatti garantire che i bit estratti dal supporto di memorizzazione (il chip elettronico) siano esattamente quelli memorizzati nel chip  stesso ed occorre inoltre garantire che l'operazione non vada ad alterare in alcun modo i contenuti stessi.

Il metodo più semplice, consiste nel collegare i chip di memoria ad un lettore di Eprom, nello zoccolo ZIF (Zero insertion force), lanciare il programmino proprietario e salvare il tutto. Lo scenario reale può però essere differente: 

  • il laboratorio non dispone di un lettore di eprom così datato.
  • è la prima volta che si tratta un tipo di incarico del genere
  • nessun "case study " o precedente dal quale attingere informazioni

Si può fare? Ovvio che sì. Vediamo come.

Il chip : i chip in questione (tre per la precisione) sono della National Semiconductor in sigla NM27C512 524,288 Bit (64Kx8) High performance CMOS EPROM UV Erasable - Electrically Programmable Read Only Memory, caratterizzati da un tempo di accesso dai 90 ai 200 nS (nano secondi) e tecnologia proprietaria a 0,8 micron. 

L'alimentazione è a 5 Volts e le soglie dei bit per il valore "1 " (High level) da 2 V a Vcc+1 (6Volts) mentre per il valore "0 " (low level) da -0,5 a 0.8 volts. Le correnti applicabili per i pins di uscita (dati) vanno dai 35 ai 40 mA (dato necessario per calcolare la resistenza di caduta per eventuali led di monitoraggio o per confrontarli con le specifiche dell'hardware di lettura scelto). 

Si nota come i valori qui elencati sono di gran lunga meno "performanti " rispetto ai più moderni chip di memoria attualmente in uso. All'epoca erano allineati con quanto di meglio poteva offrire la tecnologia, tanto da potersi fregiare di diciture ed affermazioni tipo "high performance", "software routines are quickly executed from Eprom storage ", "greatly enhanced system utility"... cose di altri tempi, quando tutto era molto più semplice ma se ci si fa caso, oggi leggiamo più o meno gli stessi proclami pubblicitari che di concreto non dicono nulla.

L'hardware di lettura: Teoricamente si può utilizzare un qualsiasi dispositivo a microprocessore/microcontrollore programmabile che sia in grado di "alzare ed abbassare " dei pin in uscita (i bit di indirizzi, zeri ed uno) e leggere su altri il dato in ingresso (bit di dati). 

Le specifiche dei pin di I/O ingresso / uscita dell'hardware di lettura, devono essere compatibili con le soglie di tensione specificate dal produttore del chip, altrimenti occorrerebbe prevedere dei traslatori di tensione o dei DC/DC converter (scelta sconsigliata). 

Nel nostro caso specifico, la scelta è ricaduta su un Arduino UNO. In realtà la scelta non è molto felice, ma... con questo ci si deve ingegnare. Il problema è rappresentato dal fatto che il Genuino UNO (Arduino) ha meno pin di I/O di quanti ce ne servono, ovvero 16 per gli indirizzi ed altri 8 per leggere i dati... 24 in tutto, più altri GPIO di comando (Chip Enable, Output Enable, Start ecc...).

L'ostacolo può essere aggirato con due shift registers 74HC595 collegati in cascata per l'indirizzamento a 16 bit. Il registro a scorrimento permette di "caricare " in sequenza (seriale) i 16 bit di indirizzo con un solo pin e con un altro abilitare l'uscita. 

Il dato in uscita ad 8 bit andrà poi "sparato" sulla linea di comunicazione, via seriale, all'host. (ecco un ottimo tutorial https://www.arduino.cc/en/Tutorial/ShiftOut con degli esempi di codice da adattare alla specifica esigenza qui in discussione. 

Un altro esempio lo si trova qui https://learn.adafruit.com/adafruit-arduino-lesson-4-eight-leds/the-74hc595-shift-register

Al tutto aggiungiamo anche dei leds per monitorare lo stato dei dati in uscita, facendo attenzione a controllare il fanout delle porte e gli assorbimenti di corrente che dovranno rimanere sotto le soglie dichiarate dal produttore della memoria Eprom qui in esame.

In fase di debug è possibile rallentare il ciclo di lettura del software, con dei "delay" posti nel ciclo "for" di lettura, per controllare visivamente sia la corretta ed effettiva progressione binaria degli indirizzi che i dati in uscita. 

Il software : Il codice non è complicatissimo e gli esempi riportati nel link al sito ufficiale (vedi links precedenti) sono spiegati con un ottimo livello di approfondimento, tale da permettere facilmente un adattamento a questa specifica esigenza. In pratica si carica il registro a scorrimento con l'indirizzo di memoria che si desidera leggere, incrementandolo dopo ogni lettura sino al suo valore massimo. Ad ogni ciclo si memorizza il dato letto e lo si invia all'host per un adeguato trattamento (eventuale conversione e memorizzazione su file). 

I risultati : dopo avere testato il tutto (hardware e software) con la lettura da un chip gemello, (i cui contenuti sono memorizzati in patterns noti opportunamente predisposti) ed attestato il funzionamento corretto del setup (hardware e software), si procede con la lettura del materiale probatorio e conseguente scrittura su file. 

Nella fase successiva, se richiesto, occorre decodificare ed interpretare i dati ottenuti (sono due tipologie di incarico professionale diverse che richiedono diverse specializzazioni). E' importante conoscere se il processore che governa in origine la lettura dei chip di memoria lavora in big-endian o little-endian (un approfondimento https://en.wikipedia.org/wiki/Endianness) per poter decodificare correttamente i bit ottenuti, oltre al suo set di istruzioni per distinguerle dai dati e dagli indirizzi. 

A seconda del tipo di incarico ricevuto, ovvero mera estrazione per analisi delegata a soggetti terzi o analisi quali la ricerca di stringhe o decompilazione del firmware, ecc..., si procede caso per caso con gli strumenti di lavoro abitualmente utilizzati per le indagini forensi "normali", non senza aver preventivamente calcolato e documentato gli hash dei dati estratti che andranno quelli sì memorizzati su supporto non riscrivibile e debitamente documentati come da raccomandazioni e linee guida. 

Le precauzioni : il chip in questione, per certi versi, può essere paragonato ad un supporto riscrivibile ma, come vedremo, le precauzioni da adottare sono leggermente diverse. Per la scrittura è sempre necessario procedere ad una preventiva cancellazione totale. Per alterare fraudolentemente quindi i contenuti, è necessario procedere con:

  • lettura ed estrazione dei dati 
  • alterazione e modifica "off-line " 
  • cancellazione totale
  • riscrittura del chip con i dati alterati (vanno scritti solo gli "zeri ").

I dati possono essere cancellati (tutti) con l'esposizione alla luce o meglio a qualsiasi fonte di luce fra le cui componenti siano presenti radiazioni ultraviolette (es. la luce del sole). In questo caso ci si ritroverà al termine dell'esposizione con tutti i bit a "1 ". Difficile quindi che si possa "accidentalmente " cancellare i dati nella memoria e più difficile che si possa "alterare" accidentalmente i dati memorizzati. Le specifiche tecniche del produttore fanno riferimento ad una lunghezza d'onda della luce di cancellazione approssimativamente inferiore a 4000 Angstroms (sicuramente contenute nella luce del sole ed in alcune lampade fluorescenti). Il dato suggerito per una corretta cancellazione è di 2537 Angstroms (minimo 15Watt-sec/cm2 ad 1 pollice dalla superficie del chip).

Quindi, è meglio soddisfare i dubbi altrui applicando alla finestra di cancellazione uno schermo idoneo (il nastro adesivo metallizzato, o film di alluminio adesivo, offre una garanzia al 100%). La "protezione da cancellazione " è garantita quindi meccanicamente, da un etichetta adesiva posta sulla finestrella al centro del chip, peraltro facilmente rimovibile. 

E' quindi importante che sia garantita anche la catena di custodia (sigilli, accesso presidiato, chiusura in luogo protetto ed adeguatamente sorvegliato) già prevista per i supporti digitali. Tuttavia occorre considerare che è tecnicamente "obbligatorio" mascherare la finestra di programmazione anche in sola lettura per prevenire temporanei errori dovuti alla generazione di correnti fotovoltaiche in assenza di schermatura ottica. Per le operazioni di scrittura dei dati le cose si complicano un pò, escludendo però la possibilità, con il tipo di approccio tecnico qui utilizzato, di scritture o alterazioni "accidentali" o involontarie. 

E' sempre possibile, comunque esagerando, utilizzare via software il pin Chip Enable, attivo quando posto a livello logico zero. 

L'aspetto "giuridico " : l'intervento così come descritto non è critico, nel senso che, con le precauzioni descritte, la probabilità di cancellare accidentalmente la prova digitale è sotto la soglia di preoccupazione, sempre possibile ma altamente improbabile o meglio tendente allo zero. Solo manovre fraudolente od errate dovute ad errori marchiani (o dolo) nei collegamenti elettrici possono produrre effetti distruttivi ai chip, oltre ovviamente a potenziali azioni dolose (tipo predisporre la circuiteria ed invertire la polarità dell'alimentazione od applicare voltaggi superiori ai valori massimi consentiti dalle specifiche di funzionamento). La scrittura di dati differenti inoltre (alterazione) richiede volontà e non può avvenire "accidentalmente", se non predisponendo malamente i circuiti elettrici necessari e la configurazione del pin di abilitazione previsto (la scrittura avviene in presenza di soglie di tensione molto più alte della normale tensione di alimentazione a 5 volts). Le operazioni di estrazione dei dati quindi (la lettura) sono ripetibili e la prova originale può essere acquisita ed analizzata anche in tempi diversi, quando allegata alla CTP o repertata come prova dalla procura. 

Conclusioni : Non importa se operazioni di questo tipo, da sostenere in aula di tribunale, possano essere additate come prive di procedure consolidate o "certificate" dalla "comunità scientifica" e quindi inaccettabili o peggio valutate come "ridicole". E' talmente raro imbattersi in problematiche di questo tipo che è logico supporre non esista una "procedura consolidata". Ad ogni modo, l'assenza di procedure consolidate è sanata da una precisa, dettagliata ed esaustiva relazione tecnica che possa fornire al lettore la possibilità di verificare l'eventuale presenza di errori od omissioni. Ciò è valido in ogni caso in quanto,   

in ambito digitale, i dati sono o zero o uno e non c'è posto per le opinioni

Ben vengano dimostrazioni tecniche in grado di sostenere, sul piano pratico e soprattutto scientifico, che le operazioni qui descritte sono sbagliate. In quest'ultimo caso ci si rende disponibilissimi a valutare, confrontare, verificare ed alla fine, eventualmente, ammettere di aver sbagliato. 

Grazie per l'attenzione. 

Giovanni Grandesso

martedì 1 dicembre 2020

Perizia informatica - standard qualitativi minimi (ed.12/2021)

Perizia tecnica... cos'è una perizia. Negli ultimi anni, la perizia o la consulenza tecnica sono oggetto di particolari attenzioni, specialmente per una scienza "giovane" quale l'informatica. Come prima conseguenza, concomitante ad un aumento statistico dei contenziosi che coinvolgono l'uso di apparecchi digitali, quali computers, smartphones e più in generale internet, sono in aumento le richieste di Periti informatici e consulenti tecnici di parte. Si rende pertanto necessario esporre ed elencare uno "standard" "minimo" che possa permettere una valutazione circa la qualità delle perizie prodotte da una moltitudine di consulenti a volte improvvisati, privi di esperienza nella stesura di perizie, poco professionali, superficiali, fretttolosi, supponenti, ecc... 

Oggetto di Perizia sono:

  • lo svolgimento di indagini/analisi che richiedono specifiche competenze di ordine tecnico, scientifico
  • la formulazione di giudizi e/o valutazioni che implichino specifiche competenze, 
  • l’acquisizione di dati che per essere rilevati presuppongono capacità non comuni

Il perito o Consulente tecnico, al termine delle proprie operazioni, deposita un documento scritto nel quale espone gli elementi risultanti il proprio operato. 

Le linee guida pubblicate dal Tribunale di Roma (Magistrato addetto Dott. Marco Rossetti) suggeriscono una struttura di massima dell'elaborato tecnico del Consulente (elaborato scritto che qui nel seguito verrà chiamato Perizia informatica).

L'ossatura portante di una perizia informatica qualitativamente apprezzabile, consiste nei seguenti punti:

  1. parte epigrafica
  2. parte narrativa
  3. parte descrittiva
  4. parte valutativa o epicritica
  5. parte conclusiva

Nel valutare la "qualità" di una perizia, occorre verificare le modalità di elaborazione ed esposizione dei punti elencati, entrando con un analisi valutativa circa la presenza di indicatori essenziali di ogni singolo punto.

Parte epigrafica - vanno indicati:

  • gli estremi  del procedimento 
    • numero di ruolo (ove disponibile), 
    • nomi delle parti, 
    • organo giudiziario procedente, 
  • quesito, 
  • posizioni delle parti solo per i fatti costituenti l'oggetto della perizia

Parte narrativa - verificare che il ctu riferisca (ex art 195 II°comma CPC):

  • svolgimento delle operazioni:
    • quando, 
    • come, 
    • dove,
    • con chi (se CTU e sono presenti i CTP o i patrocinatori di parte)
  • riassunto (ove e se prodotte dalle parti) di:
    • osservazioni, 
    • istanze,
    • obiezioni

Parte descrittiva  - elementi necessari:

  • elenco dei materiali/strumenti/software utilizzati
  • descrizione dei luoghi ispezionati
  • descrizione dei macchinari collaudati
  • descrizione delle apparecchiature rinvenute/analizzate
  • descrizione delle misurazioni / acquisizioni / manovre compiute
  • esposizione dei FATTI (sui quali si fonda il convincimento e le risposte)
  • ...

il livello di dettaglio nel fornire le informazioni su elencate costituisce elemento favorevole nella valutazione qualitativa di una perizia.

Parte valutativa o epicritica - elementi da valutare

  • perchè è ritenuto esistente un fatto (CTU percipiente)
  • perchè è fornita una valutazione (CTU deducente)
  • motivazioni alle risposte
  • esposizione analitica dei risultati
  • oggetto di accertamento o valutazione  - genuina e motivata ricostruzione 
    • del fatto 
    • dell'evento, 
    • del nesso, 
    • del processo, 
    • del fenomeno 

In questa sezione va valutato anche la sussistenza eventusle di silenzio o rumore del CTU.

Parte conclusiva -

  • riassunto delle operazioni
  • esposizione sintetica
  • risposte concise per ogni quesito

Per quanto attiene ai contenuti, le valutazioni , le conclusioni, le descrizioni:

  • devono contenere dati quantitativi ed alternativi ad affermazioni generiche, quali ad esempio:
    • tanto / poco
    • molto
    • circa
    • spesso / raramente
    • pesante /leggero
    • lento / veloce 
    • ...
  • non devono contenere parole in modo condizionale (condizionale presente o semplice) quali ad esempio:
    • potrebbe
    • sarebbe
    • vorrebbe
    • avrebbe  
    • ...
  • non devono contenere aggettivi, superlativi, accrescitivi od esclamazioni inutili o manipolatorie

Nella perizia qualitativamente apprezzabile:

  • Sono sempre assenti valutazioni di tipo giuridico (attinenti concetti quali  colpa, possesso, proprietà, inadempimento)
  • Sono altresì oggetto di apprezzamento
    • la chiarezza
    • l'accuratezza
    • i dettagli
    • le motivazioni supportate da elementi scientifici
    • allegati in grado di meglio illustrare i contenuti
Le linee guida qui esposte sono in fase di revisione, aggiornamento, ampliamento, confronto e discussione costante nel gruppo di discussione ANIP Albo Nazionale Informatici Professionisti

Grazie per l'attenzione

Giovanni Grandesso

venerdì 6 novembre 2020

Autopsia di una stampante (HP OfficeJet K80 - C6750A)

Nel seguito, le istruzioni per lo smontaggio di una stampante HP OfficeJet K80 (C6750A fuori produzione), stampante, fax, scanner, fotocopiatore. Non risulta sia un modello molto diffuso, visto anche il costo che aveva all'epoca in cui è iniziata la sua commercializzazione.  Ha come caratteristiche principali: 2.400 x 1.200 dpi (stampa a colori), 600 x 1,200 dpi di scansione ottica, stampa a 12 ppm in nero e 10 ppm a colori. E' dotata di interfaccia parallela ed USB.
Perchè queste istruzioni? Possono essere utili ai riparatori indipendenti, categoria ormai estinta dalla diffusa abitudine all'usa e getta, causata dalle politiche dei prezzi dei produttori che orientano i loro sforzi sulla vendita dei cosiddetti "consumabili" (Carta, inchiostro, toner ecc...). Ormai sono pochissime le parti di ricambio offerte dai produttori e quelle poche che si riescono a reperire costano un occhio, sicuramente più del valore commerciale della stampante. La conseguenza è che una stampante in grado di funzionare ancora per molti anni, se portata in riparazione o manutenzione ad un centro di assistenza, questa torna indietro con il "bollino" del "...conviene buttarla ed acquistare un modello nuovo più recente...costa meno...".
Conviene allora, in questo caso, arrangiarsi e ripararsela in casa, nel tempo libero, magari con l'aiuto di questa guida (o con l'aiuto del solito "cuggino che lavora all'ibiemme",) reperendo i pezzi di ricambio nel mercato del trashware, a costi accessibili e convenienti.
Queste informazioni possono tornare utili anche in caso di necessità di analisi dell'hardware per una relazione tecnica, ove, ad esempio, sia necessario determinare lo stato di usura delle parti meccaniche o il livello di utilizzo o ancora accertare le cause di un eventuale malfunzionamento, soprattutto di tipo meccanico. Per tale ragione, nel testo che spiega le fasi da seguire per lo smontaggio, sono inseriti consigli e suggerimenti utili ad individuare le parti maggiormente soggette ad "usura" o come possibile sede di malfunzionamenti.
Iniziamo con reperire quindi l'attrezzatura necessaria. Stiamo parlando di una stampante a getto di inchiostro, per cui è ragionevole pensare che, specialmente durante il ciclo di pulizia delle testine, si generi una vera "nube" di inchiostro (si nota una vera nuvoletta colorata) le micro gocce si vadano a depositare negli anfratti più impensabili grazie alle leggi della termoconvezione e termodinamica.
Una buona scorta di guanti in lattice è indispensabile, anche per evitare di doversi lavare le mani scorticandole con la pietra pomice, per eliminare il colore dalle dita.
Un cacciavite di tipo Torx T10 (quelli con la testa a "stellina", ma anche TH10 o T8/TH8 vanno bene), un cacciavite a testa piatta larga (per fare leva sulle clips plastiche di aggancio), due cacciaviti piatti piccoli per togliere dai perni gli ingranaggi che troveremo.
Tenere a portata di mano anche un rotolone di carta assorbente ed un flacone di Cyclon super sgrassatore (l'unico ad oggi che ho trovato efficace nello sciogliere l'inchiostro), non si sa mai.

Si inizia col rimuovere 4 viti che si vedono aprendo il coperchio superiore, posto posteriormente al pannello principale con la tastiera ed il display. Successivamente occorre togliere 2 viti di colore nero ai lati. Occorre poi togliere le clip di aggancio dell'interfaccia centronics (parallela) al fine di permettere agevolmente l'estrazione del coperchio. Rimuovere anche la guida posteriore per la carta (c'è una "maniglia" da ruotare per lo sgancio) che rende accessibile l'interno e permette l'estrazione di eventuale carta inceppata. Meglio ricordarlo qui. Mai cercare di togliere la carta inceppata tirandola dal davanti, come fanno quasi tutti coloro che ho visto. Si rischia di rompere qualcosa.
Si passa alla rimozione del coperchio superiore che viene via con facilità e che permette così di vedere altre due viti all'interno (vanno tolte).
Occorre ora sfilare le due fiancate laterali. Nella parte inferiore si notano due clip plastiche. Si infila la testa piatta di un cacciavite largo e si fa leva leggermente per sganciare il meccanismo. Tenendo sganciata la parte con le dita, si infila il cacciavite in una seconda fessura, poco distante dalla prima, sempre nella parte inferiore, e si fa forza con le mani, cercando di non esagerare, lungo tutto il bordo che lentamente si apre. Stesso procedimento con l'altra fiancata. Con le fiancate rimosse è possibile vedere 4 viti su ogni "angolo" della stampante. Rimuoverle e procedere con lo scollegamento dei cavi che sono accessibili, oltre ai cavetti verdi collegati a massa (chassis metallico).
Si individua la scheda fax fissata con 2 viti che vanno rimosse. Fare attenzione nella rimozione della scheda fax (ricoperta da un cartoncino nero per isolarla dal resto della scheda) in quanto innestata in un connettore nero sulla piastra madre.
A questo punto il coperchio superiore viene via facilmente senza difficoltà. Se si sente "qualcosa che tira" e che fa resistenza, occorre controllare di aver scollegato tutti i cavi (in caso di riparazione, ove è richiesto il ri-assemblaggio, è indispensabile prendere nota del colore dei cavi e la loro posizione per poterli poi rimontare correttamente). Alcuni connettori, per forma e dimensioni possono essere innestati solo in specifiche posizioni, ma prendere nota è sempre una buona abitudine (magari utilizzare una macchinetta digitale per documentare le fasi di smontaggio).
Si può subito togliere l'altoparlante del fax, che è appoggiato alla base senza alcuna vite di fissaggio.
Il pannello frontale che contiene il gruppo ottico dello scanner viene via facilmente. Si notano nella parte inferiore dell'unità scanner due clips plastiche grigie ad incastro. Facendo leva con un cacciavite si possono estrarre completamente e liberare così il gruppo ottico racchiuso in una plastica nera. E' questa una parte abbastanza delicata. Se lo scanner o il fax presenta una riga nera verticale, con buona probabilità esiste un corpo estraneo nella finestra di lettura della pagina. Non è raro inoltre trovare tracce di bianchetto seccato, lasciato da qualche segretaria frettolosa nello spedire i fax corretti all'ultimo minuto. Dalla foto si nota l'alimentatore del CCFL che illumina il documento da faxare. E' un circuito che eleva la tensione da 12 a circa 800 volts necessari ad accendere il tubicino al "neon". Anche questo circuito a volte "salta" (come a volte il CCFL) e la sua sostituzione, visto la facilità con cui siamo arrivati a questo punto, non è critica.
A scopo didattico smontiamo anche gli ingranaggi di avanzamento della carta, azionati da uno stepper motor (motore passo passo) posto sulla parte destra dell'unità. Per togliere la placca metallica che lo sostiene e protegge gli ingranaggi sottostanti (tutti sostituibili), basta togliere la vite più a sinistra all'altezza della guida di riferimento (una freccia) incisa sulla placca metallica. Attenzione nel togliere il motore e non far cadere gli ingranaggi collegati al pignone.
Nel corpo plastico rimangono 4 ingranaggi (quello sottostante è libero) agganciati ai perni tramite delle clip ad incastro. Con due cacciaviti piccoli basta fare leva per sfilare la testa dell'ingranaggio dal perno. Anche questi quindi sono sostituibili. Per sfilare i perni, specialmente quelli con i gommini di trascinamento della carta che col tempo si consumano e non garantiscono più la giusta presa, basta ruotare il coperchio plastico bianco su cui sono innestati. Una leggera pressione con le dita per sganciarli e si sfilano con estrema facilità. Se si vuole si possono smontare anche le due placche metalliche con testa teflonata poste ai lati e necessarie alla chiusura a scatto del pannello frontale. Non procediamo per ora allo smontaggio del pannello frontale. Conviene tenerlo intero per facilitare eventuali sostituzioni in blocco. Se ne sconsiglia l'apertura (peraltro possibile senza particolari difficoltà) per non compromettere la funzionalità della tastiera che, per come è costruita internamente, protegge i contatti abbastanza efficacemente con un foglio di gomma "a prova" di infiltrazione di liquidi.
Torniamo alla stampante (allo scheletro di quello che per ora rimane). Prima di tutto togliere il fondo su cui poggia lo scheletro metallico. Non è avvitato ma solo appoggiato. Occorre ora togliere il vassoio della carta. Nella parte inferiore ci sono due clip di plastica da sollevare delicatamente con un cacciavite piatto. Il vassoio viene via facilmente tirandolo di fronte. Stesso discorso per il vassoio di destinazione (di uscita) che ha un solo punto di aggancio. Occorre poi rimuovere le due alette che servono a tenere sollevata la carta mentre sta uscendo e farla cadere a stampa terminata. Le due alette sono fissate con due clip plastiche al telaio. Basta usare un cacciavite piatto piccolo, fare leva in modo da sganciarlo (senza romperlo) e sollevare delicatamente. Escono in un attimo e possono facilmente essere rimpiazzate anche senza la necessità di smontare tutto. Può accadere, per varie ragioni, considerato che si trovano in posizione accessibile dall'esterno, che salti una piccola molla, introvabile una volta uscita dalla sua sede. Si può ora togliere un piccolo profilo plastico nero posto sul frontale del gruppo di avanzamento della carta.
Smontiamo il carrello di stampa. Manualmente si fa ruotare l'ingranaggio bianco posto sulla sinistra della stampante (toccare il perno e non toccare il disco di plastica trasparente...l'encoder) in senso antiorario per sbloccare il carrello di stampa dalla sua posizione di parcheggio. Si sposta manualmente il carrello in posizione centrale.
Rimozione dell'encoder lineare del carrello: l'encoder lineare è una strisciolina di plastica trasparente su cui cono incise delle minuscole tacche verticali (difficilmente visibili ad occhio nudo). Un sensore ottico legge e conta le tacce per determinare tramite il firmware della stampante, la posizione del carrello. L'encoder orizzontale è fissato alle estremità tramite due lamierini elastici che lo tengono in tensione e passa dentro il carrello di stampa ove si trova il lettore ottico che misura il numero di tacche in modo da determinare la posizione della testine di stampa. E' un componente delicato che si sporca facilmente creando errori di posizionamento ed errori carrello segnalati dalle routines di diagnostica della stampante. Se si prova ad alimentare la stampante senza questo componente si vede il carrello partire a tutta velocità e sbattere violentemente più volte a destra e sinistra. Può essere pulito con un prodotto sgrassante che non intacchi la serigrafia o peggio la plastica (non usare quindi trielina, solventi al nitro, alcool, diluenti per vernici, superavio, ecc...). Per rimuoverlo basta una leggera pressione verso destra del supporto elastico di sinistra in modo da allentare la tensione e sganciarlo dalla sede a destra (non provare a fare il contrario altrimenti si danneggia). Sganciato dalla parte destra lo si sfila verso sinistra. Nel rimontarlo (eventualmente) ricordarsi di infilarlo nella fessura del sensore ottico che si trova dietro il carrello di stampa.
Sgancio della cinghia del carrello. La cinghia di trascinamento del carrello, a cui è fissata, si sfila utilizzando un cacciavite piatto. Si esercita una pressione verso sinistra sul tendicinghia a molla posto sulla parte destra. Con la tensione allentata si sfila dalla parte opposta, in corrispondenza del pignone di trascinamento del motore.
Smontaggio del perno di scorrimento: Il perno di acciaio su cui scorre il carrello è fissato con due viti facilmente individuabili, che si avvitano su due blocchetti metallici "incastrati" con una guida quadrata allo chassis metallico della stampante. Dopo aver svitato le due viti il perno va spinto verso destra (è appoggiato su due clip elastiche alle sue estremità). Attenzione ai blocchetti metallici su cui era fissato il perno. Per toglierli basta ruotarli di 90 gradi e sfilarli dalla loro sede. Tolte le due viti che fissano il perno, tolto dalla sua sede lo stesso, il carrello può essere sfilato e per rimuoverlo totalmente occorre staccare il cavo piatto flessibile dalla mother board (sganciare una placchetta plastica flessibile dalla sua sede verticale). Con il carrello capovolto. si notano le testine delle cartucce (ancora in sede) di colore arancio. Alla loro sinistra si nota il sensore a led blu che lavorando per riflessione è in grado di "vedere" se il pattern di pulizia delle testine è corretto, oppure assente, oppure se manca un colore. Poco sopra, si vede il sistema di aggancio della cinghia di trascinamento al carrello ed ancora sopra il circuito elettronico di potenza che alimenta le testine.
Rimozione del motorino del carrello. Ora che i connettori sono più accessibili, si procede con lo scollegamento di tutti i cavi di collegamento che andranno sfilati delicatamente dal loro alloggiamento (non è consigliabile tirare i fili, come in foto, se non si è pratici). Per smontare il motorino di trascinamento del carrello (in corrente continua) basta svitare le due viti che lo fissano al supporto verticale.
Smontaggio della mother board: è fissata con due viti. Basta toglierle e sollevare la scheda che andrà riposta a parte con cura, possibilmente evitando di toccare il circuito a mani nude senza prima aver provveduto a scaricarsi da eventuale elettricità statica (mortale per i circuiti elettronici). Non è tema di questa guida ma potrebbe essere interessante analizzare questa scheda con un approccio "forense". Nella scheda, su cui non si nota alcuna batteria tampone, ma un condensatore ad altissima capacità, in grado di tenere l'alimentazione per lungo periodo. Alcuni chip suggeriscono la presenza di memorie flash all'interno delle quali, sicuramente, è possibile trovare la rubrica, l'ultimo fax ricevuto, l'elenco dei numeri di fax spediti o ricevuti.... tutte informazioni interessanti che però per essere estratte senza utilizzare le normali funzioni fornite dal firmware (si pensi ad una stampante che non si accende) hanno la necessità di un hacking "spinto" (no problem, sarà materiale per un altro manuale tecnico dedicato ai più curiosi). Potrebbe essere inoltre interessante leggere il numero di serie della stampante o le opzioni di allineamento delle testine o la data memorizzata dal sistema per confrontarla con eventuali stampe di fax ricevuti od inviati.... tutti aspetti interessanti che cercherò di esporre, impegni professionali permettendo, in un altro post.
Rimozione perni ed encoder ottico. Si procede col rimuovere 4 viti (di cui 2 nere) nella parte superiore della parte ove scorreva il carrello. Altre 2 viti per rimuovere il supporto della mother board nella parte posteriore (un profilo metallico che termina con una "L"). Accanto al serbatoio dell'inchiostro esausto, a destra, si rimuove una vite (solitamente anodizzata in rosso). Con un cacciavite piatto e largo si fa leva sulla clip plastica che fissa il serbatoio in corrispondenza della vite appena tolta. Il serbatoio esce con facilità estrema (attenzione che è la parte più "sporca" della stampante, specialmente se usata tantissimo o se peggio è stata capovolta facendo fuoriuscire il suo contenuto). Per l'autopsia del serbatoio dell'inchiostro vedrò di predisporre qualcosa in un altro post, anche se non è un componente che occorre "riparare" ma piuttosto smontare e pulire specialmente quando è pieno. Si procede poi con lo sgancio degli alloggiamenti dei perni rimasti. Sono delle clip plastiche tenute in sede da un piolino infilato in un foro nello chassis metallico della stampante. Bisogna sollevare leggermente la testa sporgente con le dita e ruotare di 90 gradi circa verso la via di fuga del perno.
Si passa poi a sganciare una grossa molla che tiene sollevato il meccanismo di invio carta dal vassoio principale. Smontare l'unica vite di fissaggio del lettore ottico motorizzato posto nella parte sinistra della stampante. La piastrina contiene il motore e il lettore di tacche del disco grande, posto solidale col rullo di avanzamento della carta, oltre ad un meccanismo tendicinghia a rulli elastici. Sotto il peno principale si sfila, con l'aiuto di due cacciaviti piatti piccoli, il meccanismo di blocco della camma grigia sottostante (in teflon bianco). Occorre poi fare leva per sganciare un pezzo plastico nella parte posteriore (altrimenti il perno posteriore, quello con i dischi grandi di plastica gommata, non esce. A questo punto è possibile togliere il perno con i dischi di frizione per la mandata della carta da stampare ( si sfila verso la parte posteriore) e, dopo aver rimosso un profilo plastico nero che fa da supporto alla carta nel suo percorso, rimuovere anche il perno principale di trascinamento (si sfila dal davanti).
Il poco che resta è facilmente rimovibile senza necessità di tante spiegazioni.
Lo si sarà notato dalla descrizione che lo smontaggio completo di questo modello di stampante è facilissimo, non richiede particolari attrezzature e permette un rapido ri-assemblaggio. Tempo totale per la completa autopsia: 1 ora (prendendosela comoda) che è più o meno il tempo per una riparazione delle parti che più spesso devono essere sostituite. Già un ora di lavoro costa più del valore commerciale della stampante, a cui si dovrebbe aggiungere il costo dei pezzi di ricambio ed il classico "diritto di riparazione" che comprende le operazioni accessorie (handling & shipping). E' quindi un lavoro "fai da te" da fare nei ritagli di tempo libero, per hobby o per passione.
 
Grazie per l'attenzione
Giovanni Grandesso
 

domenica 23 febbraio 2020

La chiave a pappagallo

Nel settore IT o digitale o tecnologico... quando si ha a che fare con l' "Informatica", tutto sembra più complicato.

Forse è il caso di ricordare che hardware e software, le fondamenta, sono attrezzi, niente di più, al pari di un martello, un cacciavite o di una chiave inglese.

Se si deve avvitare un bullone, va da sè che è necessaria una chiave inglese. Per una vite con testa a croce servirà un cacciavite con testa a croce, è ovvio vero? Avvitare un dado esagonale con un cacciavite a croce si può anche fare, a patto di usare anche un martello, modificare e/o rovinare il dado e comunque non garantire un serraggio corretto. Ovvio no?

Esistono poi una moltitudine di varianti ai cacciaviti, ai martelli, alle chiavi inglesi e via dicendo. In ogni contesto servirà l'attrezzo più adatto. I martelli usati dai falegnami sono ben diversi da quelli usati dai calzolai, dagli idraulici, dai fabbri, dagli orafi, per forma, dimensione, peso... 

C'è poi un attrezzo particolare, la chiave a pappagallo, pure questa soggetta ad una moltitudine di varianti ma che. principalmente. viene utilizzata dagli idraulici, i quali sanno perfettamente quando, come, dove e perchè usarla.

Credo sia pacifico pensare che nessuno si sognerebbe mai di chiedere all'idraulico, chiamato per una perdita di acqua, di usare una specifica variante di chiave a pappagallo e tanto meno imporre che venga utilizzato un attrezzo di una specifica marca. Immaginiamo una chiamata del tipo:

"Buongiorno, ho un problema idraulico e l'appartamento è allagato. Lei nei suoi interventi usa le chiavi a pappagallo inglesi o le giratubi a rullino svedesi? Excelsior, Stiltson, Usag?"

Eppure, quando si parla di informatica... le cose cambiano. In alcune realtà, i committenti assumono il ruolo di autorità che impone le proprie scelte in termini di hardware e/o software, sconfinando nel suggerire metodologie e modalità di svolgimento di una commessa, quale che sia, consulenza tecnica, fornitura, sviluppo.

Ma allora perchè all'idraulico nessuno dice nulla, mentre con gli informatici ci si sente autorizzati ad imporre gli attrezzi da usare? Un esempio banalissimo... a chi non è mai capitato di sentire "richieste" di utilizzo, solo per fare un esempio, di Whatsapp, Skype, Windows, Office e via dicendo? A chi non è mai capitato che il committente richiedesse di usare specifici strumenti di misura o acquisizione, di marche particolari o specifici software? specie nell'informatica forense, quando si paventa la necessità di un acquisizione dati...se non hai il "write blocker" specifico, sei tagliato fuori. Ma anche per un semplice PDF ci si mette a discutere su quali strumenti usare per leggerlo, modificarlo o crearlo. Per non parlare dei linguaggi di sviluppo o, più oltre, degli ambienti (o IDE) di sviluppo.

Sia chiaro, sto semplificando, forse troppo, ma lo schema resta sempre quello. Nessuno si mette a polemizzare su quale chiave a pappagallo cadrà la scelta dell'idraulico, forse perchè ci si focalizza più sull'allagamento in corso e sull'urgenza della soluzione, della serie "...non mi importa come, ma ferma la perdita!". 

Ecco, quotidianamente le aziende hanno delle perdite, a volte importanti, devastanti. Perdite di dati, di fatturato, di reputazione, di tempo sprecato in disorganizzazioni e scelte scellerate. Ma l'urgenza, se e quando percepita al pari di un allagamento, si tramuta nella chiamata di un consulente tecnico al quale impartire una sequenza di direttive, l'uso di specifici strumenti e metodologie per risolvere il problema. 

Allora, facciamo così. Voglio essere diretto, la butto lì. Se sai già cosa fare e come farlo, incarica un tuo impiegato o assumi, a tempo determinato, uno dei tanti che si fa chiamare Consulente ma accetta anche incarichi di lavoro subordinato e ripete a pappagallo tutto quello che gli ordini di fare.

Se invece credi ti serva uno specifico prodotto, rivolgiti ad un commerciante che sarà lieto di proporti un preventivo con tanto di sconti esclusivi e 3x2.

A volte vien voglia di fare come certi idraulici, rispondere alle chiamate "urgenti" ed intervenire come e quando ci pare e piace, praticare prezzi esorbitanti per le parti di ricambio e, per la fattura... si certo, come no. L'importante è avere sempre con sè una chiave a pappagallo. Buona fortuna. 

 Giovanni Grandesso